Il caffè a Napoli e la lingua spagnola

Il caffè a Napoli e la lingua spagnola

Negli ultimi anni a Napoli è aumentato il numero di turisti spagnoli (e latino-americani) che scelgono la nostra città. Ciò non solo per le bellezze artistiche e paesaggistiche e per le specialità gastronomiche. Ma anche e soprattutto perché attratti dall’affinità culturale e linguistica che lega Napoli al mondo spagnolo.

Del resto, la dominazione spagnola a Napoli è durata ben quattro secoli. Per questo motivo il napoletano capisce e parla discretamente lo spagnolo pur senza averlo mai studiato, anche perché le due lingue, italiano (rectius: napoletano) e spagnolo, nel tempo hanno subito varie commistioni. Non dimentichiamo che molti sud americani (soprattutto argentini e uruguayani) hanno origini proprio napoletane e quindi non sbagliamo se diciamo che il legame tra i due popoli è proprio di sangue.

Napoli: capitale dell’ospitalità

Nel mondo dell’ospitalità, il barista partenopeo che si relaziona con un pubblico internazionale, in generale, oltre alle competenze professionali specifiche (caffetteria, banco e sala), ci mette del proprio, ponendosi come un vero e proprio punto di contatto culturale. Non basta conoscere la lingua straniera: è necessario anche essere dotati di sensibilità, cortesia e consapevolezza delle differenze culturali. Sotto questo profilo, il barista napoletano è agevolato nel rapporto con i turisti spagnoli.

Sicuramente hanno in comune la cordialità e i toni calorosi, spesso molto confidenziali. Anche loro avvertono un legame quasi familiare con Napoli. Non mancano, quindi, scene in cui provano persino a parlare in dialetto napoletano.

Le frasi più usate

Ma, dal punto di vista grammaticale, i baristi napoletani sanno formulare frasi corrette e di senso compiuto? Assolutamente sì: la lingua si impara molto “sul campo”. «Hola, ¿qué tal?», «Que tengas un buen día», «¿Quieres tomar un café?», «¿Para aquí o para llevar?», «¿Deseas un vaso de agua?». Sono frasi semplici e colloquiali, molto apprezzate dai clienti.

Ma non solo: i baristi conoscono anche bene alcune abitudini degli spagnoli. Ad esempio, spesso non fanno colazione prima delle 10. Inoltre non dicono “caffè espresso”, ma café solo per indicare un caffè nero, ristretto e senza aggiunte. Molte volte chiedono il café cortado, cioè un caffè “macchiato” con un po’ di latte, diverso dal café con leche. Il café carajillo, invece, è un caffè corretto con vari liquori. E sanno bene che, dopo pranzo, molti spagnoli non prendono il caffè, ma preferiscono infusi (tè alle erbe).

Il termine della visita

Al termine della visita c’è la richiesta del conto con le classiche frasi “la cuenta, por favor”, “gracias”, “hasta luego” . Gli avventori più generosi lasciano pagato per chi ha bisogno un “cafè pendiente” (il nostro caffè sospeso).

Una menzione speciale meritano i turisti argentini in visita a Napoli anche (e soprattutto) per comprendere meglio cosa ha rappresentato Diego Armando Maradona per la nostra città negli anni ’80. Tappa obbligata, ovviamente, è il “pellegrinaggio calcistico” al murale del “Pibe” nel cuore dei quartieri spagnoli. In questa zona, una volta metà sconsigliata per i turisti, negli ultimi 10 anni si sono aperte tantissime caffetterie, la maggior parte a conduzione familiare. Qui il visitatore può bere un caffè o un cappuccino mentre respira l’anima della nostra città non molto diversa da quella di Buenos Aires.

In conclusione, anche davanti a una semplice tazzina di caffè traspare il forte legame instaurato nel tempo tra Napoli e la Spagna. Pur con identità ben distinte, condividono un forte senso sociale e culturale. I due popoli sono amanti della convivialità, della cultura, del divertimento e del buon cibo.

Michele Sergio

Articolo pubblicato su il Roma il giorno 03 febbraio 2026

Immagine creata con l’utilizzo dell’I.A.