Intervista a Ruud Krol

Intervista a Ruud Krol

Una chiacchierata con un’icona del calcio europeo, punto di riferimento della squadra partenopea nella prima metà degli anni Ottanta, prima dell’arrivo in squadra di Diego Armando Maradona.

È sempre emozionante intervistare uno sportivo di livello internazionale, a maggior ragione se si tratta di un grande campione del calcio e indiscusso idolo della tifoseria napoletana quale è stato Ruud Krol, il mitico capitano dell’Olanda e dell’Ajax degli anni 70, artefice insieme ai suoi compagni di squadra di quella rivoluzione calcistica passata alla storia come calcio totale (totaalvoetbal in olandese).

Seduti ai tavoli del caffè Gambrinus, tra un caffè e un tiramisù, partiamo con le domande al nostro famoso ospite.

‘Ci racconta dei suoi esordi?’

‘Ho cominciato a giocare a calcio come tanti ragazzi, per le strada di Amsterdam. Ricordo che io ero più alto rispetto ai miei coetanei e quindi giocavo con ragazzi più grandi di età. In quegli anni per potere giocare per un club bisognava avere minimo 10 anni. La mia prima squadra fu il Rood-Wit di Amsterdam. Cominciai da attaccante, per essere, poi, spostato a centrocampo e, infine, a difensore centrale.

A 16 anni partecipai ad un torneo importante che metteva in competizione quattro grandi città: Parigi, Amsterdam, Berlino e Vienna. Questa competizione mi diede molta visibilità perché non solo fui premiato come miglior giocatore giovane del torneo ma ebbi anche modo di giocare insieme ai calciatori dell’Ajax. Questi, dopo il torneo, parlarono bene di me alla loro dirigenza e fu così che mi trovai nella squadra più importante di Olanda a 17 anni.’

‘Quando ha deciso che avrebbe fatto il calciatore professionista?’

‘Quando iniziai la mia carriera professionistica con l’Ajax. Ricordo che iniziai con la squadra giovanile l’Ajax B. Però in pochi anni fui promosso in prima squadra per volere dell’allenatore Rinus Michels. Quest’ultimo però mi cambiò di ruolo per non sovrappormi con il mio compagno di squadra Wim Suurbier. Mi trovai così a giocare come terzino sinistro.’

‘Ci racconta della sua esperienza all’Ajax e delle sue vittorie? Qual è stato il segreto dei successi dell’Ajax (tra cui 3 coppe dei campioni e la coppa intercontinentale nel 1972), Forse la il rivoluzionario calcio totale?’

‘Rinus Michels era un allenatore che vedeva avanti rispetto ai suoi contemporanei. Fu lui a credere e proporre un calcio completamente diverso da quello fino ad allora praticato, passato agli annali come calcio totale. Il suo metodo di allenamento si basava, innanzitutto, sulla preparazione atletica: insegnava a correre in maniera corretta, a migliorare la coordinazione dei movimenti e a migliorare il nostro fisico. Giocavamo tutte le settimane con una squadra dilettante per perfezionare gli schemi e gli automatismi. Introdusse il pressing e il cambio di posizione continuo. Ricordo che lui diceva spesso che non è importante dove si giocava ma che tutte le posizioni fossero sempre coperte. A differenza dei calciatori dell’epoca noi eravamo impegnanti tutti i giorni con allenamenti molto duri e impegnativi in vista della partita domenicale. L’unico giorno di riposo era il mercoledì ma spesso saltava quando impegnati nelle coppe europee.’

Ruud Krol
Ruud Krol

‘Ci parla della sua esperienza ai mondiali di calcio?’

‘Ho partecipato ai mondiali di calcio nell’edizione in Germania Ovest nel 1974. Noi eravamo i favoriti. E dopo la vittoria con il Brasile per 2-0, una partita molto dura ma anche molto bella, ci convincemmo che ce l’avremmo fatta a vincere la competizione Purtroppo, perdemmo la finale contro i padroni di casa. Il nostro attaccante Rob Rensenbrink si infortunò e il portiere avversario Sepp Maier fece “la partita della vita”. Sono sicuro se avessimo giocato altre dieci volte avremmo vinto almeno otto. Anche perché il nostro Ajax contro il Bayern Monaco aveva sempre vinto. La fortuna non fu dalla nostra parte. La cosa che però mi piace ricordare è che, nonostante la sconfitta tutto il mondo ricorda i nomi della rosa della nostra nazionale passata alla storia con l’appellativo di Arancia Meccanica.

Nel 1978 disputai da capitano il mondiale in Argentina, quella dei colonnelli. Lì però fu molto più difficile per il clima politico e per i tantissimi militari schierati dappertutto con fucili e mitra. I giorni prima della finale furono molto tesi. Ricordo che gli argentini fecero di tutto per intimidirci. Un giorno addirittura il nostro pullman fu bloccato da un numeroso gruppo di tifosi argentini che lo spintonarono per quasi venti minuti. Arrivammo quindi alla finale molto stressati. Nonostante questo facemmo una buona prestazione ma anche questa volta non avemmo fortuna. Il portiere argentino Ubaldo Fillol fu molto bravo, nei minuti finali, a parare miracolosamente una conclusione di Rensenbrink che sembrava dovesse finire in rete. Ecco. Se quella palla fosse entrata in porta saremmo strati noi i campioni del mondo, ma la palla è rotonda e le partite vengono, spesso, decise dagli episodi.’

‘Cosa la ha spinta a, poi, a giocare per il Napoli?’

‘La storia è semplice ma allo stesso tempo complicata. Dopo 13 anni all’Ajax decisi di cambiare e di andare a giocare in Italia per il Milan quando aprirono le frontiere per gli stranieri. Per una serie di circostanze mi ritrovai, però, a giocare in Canada per il Vancouver Whitecaps FC. In quel periodo, però, fu forte la pressione di Antonio Iuliano allora direttore sportivo del Napoli che cercò di convincermi a passare con i partenopei. Siccome avevo molta stima di lui gli promisi di giocare per il Napoli solo, però, per alcuni mesi e cioè fino all’aprile del 1980 quando avrei fatto ritorno in Canada. Però alla fine decisi di rimanere al Napoli città nella quale mi trovai subito bene, perfettamente ambientato con tifosi e città, dove sono rimasto fino al 1984.’

‘Lei non è riuscito, però a giocare insieme a Diego Armando Maradona …’

‘No perché Maradona è arrivato l’anno in cui io sono andato via. Andai via anche perché vidi un peggioramento della squadra soprattutto in difesa. Quando poi la dirigenza del Napoli capì che da solo Maradona non poteva vincere lo scudetto gli affiancò molti calciatori di alto livello come, tra gli altri, Bagni, Bertoni e, poi, Giordano Careca, Alemao, Romano e De Napoli. Fu così che il Napoli riuscì a vincere importanti competizioni sportive.

Ho un ricordo molto bello di Maradona e con lui sono stato molto bene anche quando giocavamo contro.’

‘Lei poi ha intrapreso la carriera di allenatore …’

‘Fare l’allenatore è molto diverso dal fare il calciatore. Io ho il sangue per l’avventura e così ho girato molti paesi. E dovunque sono andato sono sempre riuscito a vincere qualche trofeo. Molte volte portavo la mia famiglia con me anche se purtroppo non è stato sempre possibile. Ho allenato sia in Nord Africa (in Egitto, Tunisia Libia e Marocco) sia in Europa (Belgio, Svizzera e Olanda) fino ad arrivare in Sud Africa.’

Ruud Krol al Gambrinus
Ruud Krol al Gambrinus

‘Lei beve caffè? Se si, come lo preferisce? ‘

‘Si, bevo caffè. Tanto, forse troppo. A me non piace il latte (nonostante sia olandese). Mi piace lo yogurt però. Bevo il caffè napoletano, di solito l’espresso doppio. Il mio amico Mario riesce a mandarmi il caffè napoletano in Spagna dove attualmente vivo.’

‘Lo beveva quando era calciatore? Se si era di aiuto negli allenamenti e nelle partite?’

‘Non bevevo il caffè quando giocavo con l’Ajax e con la nazionale olandese. Nel mio paese conoscevo solo il caffè americano che bevevo raramente perché non mi piaceva. Quando sono arrivato a Napoli ho scoperto il caffè fatto con la moka da Gaetano il magazziniere della squadra. Allora ho capito che non è che non mi piacesse il caffè: semplicemente quello che bevevo in Olanda non era buono come quello di Napoli.’

‘Cosa è per lei il caffè?’

‘Il caffè è la bevanda che apre la giornata. Se non bevo il caffè al mattino, infatti, non posso iniziare il mio lavoro. Il caffè è anche un momento socializzante. Ricordo che quando giocavo al Napoli io ero uno dei primi ad arrivare agli allenamenti. È prima di iniziare bevevo sempre il caffè. Visto il mio impegno i miei compagni di squadra non furono da meno e uno alla volta iniziarono a presentarsi al campo sportivo come me di prima mattina. E prima di iniziare la sessione di allenamento prendevamo tutti insieme il caffè. Il caffè, insomma, faceva squadra!’

 

BOX

Lei ha giocato con e contro grandi calciatori. Un suo ricordo di:

Johan Cruijff (il calciatore simbolo dell’Olanda degli anni ’70)

Grande giocatore, visione di gioco eccezionale, dirigente in campo e fuori dal campo e dotato di una doppia accelerazione che mandava in tilt gli avversari. Credo che oggi non ci sia nessun calciatore con queste qualità.

Franz Beckenbauer (capitano e difensore della Germania Ovest)

Grande difensore capace di giocare anche come centrocampista. Era una bella persona anche fuori dal campo.

L’attaccante della Germania Ovest Gerd Muller

Un vero goleador con il fiuto per il gol. Non era dotato di una grande tecnica ma era un costante pericolo quando in area di rigore.

Daniel Passarella (capitato e difensore dell’Argentina degli anni ’70)

Grande difensore dotato di forte grinta e aggressività. Fuori dal campo una brava persona.

Michel Platini (capitano e attaccante della Francia degli anni ’80)

Bravo, intelligente ed elegante. Anche lui una brava persona.

Paolo Rossi (attaccante della nazionale italiana campione del mondo nel 1982)

Centravanti veloce e pericoloso. Sapeva come fare gol nell’area di rigore.

 

Michele Sergio

Articolo pubblicato su L’Espresso napoletano nel mese di Gennaio 2026

Crediti foto copertina – https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Ruud_Krol_1974c.jpg