Il caffè in “Napoli Milionaria”

Il caffè in “Napoli Milionaria”

Nelle opere di Eduardo De Filippo, in primis “Natale in casa Cupiello” ma anche “Questi fantasmi”, “Filumena Marturano” il caffè è elemento ricorrente. In “Napoli Milionaria” il caffè, addirittura, è uno dei protagonisti. Tra le varie versioni la più famosa è quella televisiva del 1962, trasmessa in Rai, con la regia e l’interpretazione di Eduardo De filippo e un cast di tutta eccezione guidato dall’immensa Regina Bianchi. Scritta originariamente dal grande maestro come commedia teatrale (1945), in tre atti, narra il dramma della seconda guerra mondiale con le sue amare conseguenze.

Trama

Durante la guerra la vita è molto difficile e i beni di prima necessità si faticano a trovare. Figuriamoci il caffè. Amalia la moglie di Gennaro, per sbarcare il lunario vende nel suo “basso” (piccola casa, si solito di uno o due vani, con accesso diretto sulla strada) merce di contrabbando. Il caffè lo vende a tremila lire. E lo fa perché sa che i napoletani possono rinunciare a tutto tranne che alla loro amata bevanda.

Non mancano le concorrenze sleali tra vicini. Qui l’ironia del marito quando, con un pizzico d’amarezza, afferma: “Il Gran caffè d’Italia fa concorrenza al Gambrinusso”. Il suo caffè, comunque, è il più gettonato. Tant’è che molte scene si girano proprio attorno alla tavola di Amalia, mentre diversi avventori ne comprano una tazza. Usa diversi espedienti per non farsi “beccare” dalla polizia come nascondere la merce sotto il letto. Quando il brigadiere Ciappa fa irruzione nella sua casa, il marito è costretto a fingersi morto per evitare perquisizione e galera.

Il successo con il caffè

La fortuna assiste la spregiudicata Amalia che diventa ricca grazie al mercato nero. Ma anche ai soldi e alle proprietà che riesce a togliere alla gente onesta in difficoltà economiche. Il più sfortunato dei suoi “clienti” è il ragioniere Riccardo Spasiano. Costui sarà costretto a vendere tutti i suoi beni restando nullatenente. Nessuno riesce a mettere un freno all’avidità e l’ingordigia di Amalia. L’unico che avrebbe potuto fermarla, il marito, viene catturato dai tedeschi e deportato per molti anni.

Nell’immediato dopo guerra Amalia diventa una ricca signora e il suo basso viene completamente ristrutturato. Tuttavia tutta questa frenesia al guadagno, però, le ha fatto trascurare la sua famiglia. Ed è così che il figlio più grande frequenta cattive amicizie, la prima figlia si è compromessa con un americano che l’ha abbandonata mentre la figlia più piccola si è ammalata gravemente e la medicina non si trova. Né soldi, né amicizie né la borsa nera riescono ad aiutarla. Come se non bastasse tutto il quartiere sa della relazione extraconiugale con un suo vecchio ammiratore Errico “Settebellizze” portata avanti per l’assenza del suo marito scomparso.

L’insegnamento

Come in tutte le opere di De Filippo nel finale le cose si aggiusteranno ma l’insegnamento che imparerà Amalia sarà amaro. Nell’ultimo atto, riunita la famiglia attorno ad una tazza di caffè, si cerca di capire il perché si è arrivati a questa situazione drammatica. Per Gennaro, tornato da poco dopo lunghi anni di prigionia, la colpa è della guerra. Una guerra fortunatamente ormai finita, che cambia le persone in peggio. Ad un arricchimento esteriore si accompagna un decadimento morale. La guerra, quindi, più delle case e delle persone ,distrugge i valori morali e l’etica.

Il cuore grande dei napoletani

Nonostante Amalia abbia fatto tanto male alla povera gente riceve proprio da questi ultimi l’aiuto inaspettato. Riceve la medicina salvavita per la figlia Rituccia dal ragioniere Riccardo Spasiano.

Questo gesto è la prova che, fortunatamente, non tutti vengono corrotti dalla guerra e, nonostante i gravi torti subiti, c’è chi non porta rancore e dimostra un animo nobile e generoso.

La speranza, quindi, esiste, ma non è immediata. Si riassume nella celebre battuta finale “Ha da passà ’a nuttata”!  Cioè bisogna resistere, perché la “notte” (il periodo buio) passerà, ma solo se si è capaci di cambiare e di ricostruire un mondo su basi più giuste.

Michele Sergio

Articolo pubblicato su Il Roma il 17 febbraio 2026

Foto di copertina

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Eduardo_De_Filippo_1.jpg