Mondiali di calcio e caffè

Mondiali di calcio e caffè

Gli italiani, i Mondiali e il caffè: una storia lunga quasi un secolo

Il caffè accompagna da sempre i tifosi italiani durante i Mondiali di calcio. È una presenza discreta ma costante, una piccola abitudine quotidiana capace di intrecciarsi con le grandi emozioni collettive. Dalla edizione disputata in Italia nel 1934 fino a quella ospitata in Brasile nel 2014, la tazzina è stata spesso lì: sul tavolo di casa, sul bancone del bar, accanto alla radio prima e davanti alla televisione poi, fino ad arrivare all’epoca delle partite viste su internet e sugli smartphone. La fusion caffè-calcio forse è mancato solo alla prima edizione della coppa del mondo, quella giocata in Uruguay nel 1930, quando l’Italia non partecipò e i tifosi italiani, di conseguenza, non la seguirono.

All’inizio, negli anni trenta, quando l’Italia vinse due Coppe del Mondo consecutive, nel 1934 e nel 1938, il calcio si seguiva soprattutto attraverso la radio. Le voci dei radiocronisti accendevano l’immaginazione degli ascoltatori, mentre nelle case italiane il rito del caffè scandiva la giornata. Nelle famiglie italiane il caffè si preparava ancora con l’antica cuccumella, la tradizionale caffettiera napoletana, simbolo di un modo lento e domestico di vivere l’attesa. Si ascoltava la partita, si commentava, ci si emozionava: e il caffè era già parte di quella scena.

Il dopoguerra

Dopo lo stop imposto dalla guerra, i Mondiali ripresero e, con l’arrivo della televisione, il legame tra calcio e caffè diventò ancora più forte. A partire dalla fine degli anni cinquanta e negli anni sessanta, quando i televisori erano pochi e spesso ci si riuniva nelle case dei vicini o nei bar, guardare una partita significava anche condividere uno spazio, una discussione, un rito. Il bar diventò una piccola tribuna popolare: si entrava per un espresso e si finiva a parlare di formazioni, arbitri, gol sbagliati e speranze di vittoria.

Mondiali e caffè
Mondiali e caffè

 

Per tanti anni i tifosi italiani hanno condiviso l’amata tazzina in ogni fascia oraria. Al mattino, per commentare il risultato della sera prima. Prima della partita, come gesto scaramantico o carburante emotivo. Dopo il fischio finale, per festeggiare una vittoria o digerire una delusione. E quando i Mondiali si giocavano dall’altra parte del mondo (come nell’edizione del 2002 Giappone-Corea del Sud), il caffè diventava quasi una sveglia naturale. Un compagno fedele delle gare viste di notte o all’alba.

Mondiali di calcio e caffè, una passione a livello planetario

Naturalmente il binomio mondiali-caffè non è un fenomeno solo italiano. Anche brasiliani, argentini e francesi (solo per citare i più noti) condividono come noi l’amore per il calcio e per questa bevanda. Cambiano, però, i modi: noi restiamo affezionati all’espresso del bar e alla moka di casa. Nei Paesi americani è più diffuso il caffè filtro; in Francia resiste il fascino della french press. Forme diverse, stesso risultato: il caffè crea compagnia, conversazione, attesa.

Negli ultimi anni, però, per i tifosi italiani qualcosa si è interrotto. L’assenza della Nazionale dalle ultime tre edizioni mondiali, dal 2018 al 2026, ha indebolito quel rito collettivo. Un rito fatto di appuntamenti, bandiere, pronostici e caffè condivisi. Senza l’Italia in campo, la tazzina non riesce più a svolgere il suo dovere di bevanda socializzante per eccellenza.

Una speranza per la nazionale italiana

La speranza è che il calcio italiano possa risorgere dalle proprie ceneri, come un’araba fenice. Ancora una volta protagonista, nel panorama mondiale, magari spinto anche da una buona dose di caffeina. Nel frattempo, gli inguaribili amanti del calcio continueranno a seguire le partite delle altre nazionali, anche a notte fonda (per via del fuso orario americano). Magari con un caffè in mano, anche da soli, davanti a una sfida avvincente e dal risultato inatteso. Perché, in fondo, i Mondiali si giocano ogni quattro anni. Il caffè si beve tutti i giorni.

Michele Sergio

Articolo pubblicato su Il Roma il 14 luglio 2026

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