Intervista a Giovanni Paone

Intervista a Giovanni Paone

L’imprenditore napoletano racconta il suo percorso tra industria, hospitality e valorizzazione del territorio, evidenziando progetti fondati su etica, sostenibilità e centralità del capitale umano, tra innovazione green, responsabilità sociale e un modello imprenditoriale orientato al futuro e al benessere collettivo.

Introduzione

Al Gambrinus, davanti a una tazzina di caffè, Giovanni Paone, noto imprenditore napoletano, si racconta con la misura di chi conosce il valore delle parole e il peso delle scelte. L’impressione, fin dai primi minuti, è quella di trovarsi di fronte a un imprenditore che non ha mai smesso di guardare lontano. Sempre restando profondamente ancorato alla propria terra. Napoletano, con un legame autentico anche con Agerola, Paone incarna la visione sì dell’impresa del fare, ma con attenzione a cultura, sensibilità e attenzione per ciò che resta nel tempo.

La sua storia imprenditoriale affonda le radici in settori solidi come quello ferroviario; oggi si apre con naturalezza e coraggio anche al mondo della ristorazione e dell’ospitalità, dove luoghi come il ristorante La Corte degli Dei, il Palazzo Acampora e il nuovo albergo Vila Miramare diventano non soltanto progetti, ma tasselli di un’idea più ampia di bellezza, accoglienza e valorizzazione del territorio. In lui non c’è soltanto la capacità di leggere i numeri, ma soprattutto quella, più rara, di intuire il potenziale umano, sociale e culturale di un investimento.

Paone appartiene a quella categoria di imprenditori che sanno che un’azienda non si costruisce solo con capitali e strategie, ma anche con una visione etica: attenzione all’ambiente, rispetto per il sociale, fiducia in una governance corretta, moderna e responsabile e con la capacità di scegliere le persone giuste, di circondarsi di collaboratori all’altezza delle sfide, riconoscendo il valore del talento e delle competenze.

Quella che segue è stata una conversazione piacevole, ricca di spunti e riflessioni sulla filosofia del lavoro, sul territorio sulla felicità.  Non tutto, inevitabilmente, è entrato in queste righe, ma resta il segno di un incontro con un imprenditore che, oltre a costruire progetti, sembra voler costruire anche senso, relazioni e futuro.

Ci parla della sua famiglia e della sua adolescenza?

Sono originario di Piazza della Borsa. Mio padre, Angelo, era un manager del settore privato. Mia madre Franca Acampora di Monda era un’insegnante. Si sono sposati nel 1964 ed è una coppia che ha ben funzionato forse anche per la loro bella presenza. Da mia madre ho ereditato il titolo nobiliare che ho sempre vissuto col senso di responsabilità di chi sente di far parte di una storia importante. Ho una sorella Marilena che vive a Pistoia ed è insegnante. Mio fratello, Alessandro, che vive a Parma ed è, anch’egli, imprenditore.

Palazzo Acampora
Palazzo Acampora

Come ha iniziato la Sua attività?

Dopo avere frequentato il liceo Classico Antonio Genovesi mi sono laureato in ingegneria. Ho avuto, però, sin da ragazzo una spiccata propensione per l’imprenditoria. Oltre a tanta curiosità e molta voglia di fare. Ho iniziato come manager al nord Italia tra il 1994 e i primi anni 2000 fino ad arrivare al giorno d’oggi ad avere realizzato 10 aziende in più settori imprenditoriali. Noi nasciamo nel mondo industriale come impiantistica ferroviaria. Costruiamo interni per treni a Pistoia e facciamo la manutenzione su asse nazionale per Trenitalia. Una delle avventure che mi piace ricordare è quella del project financing del 2017 con la Regione Campania per l’efficientamento energetico della rete ferroviaria campana che ha visto il relamping di decine di migliaia di apparati e la realizzazioni di oltre cinquanta impianti fotovoltaici.

Quando parlo di ciò che faccio lo faccio sempre usando il Noi. Questo perché la realizzazione del successo di tanti progetti ed operazioni industriali, è anche grazie alla vicinanza di mio cognato Giuseppe Valentini, mio socio storico, ed al team di manager di alto profilo, che mi accompagna da anni.

Il recupero di Palazzo Acampora …

Uno dei miei primi progetti nel settore dell’hospitality è stato il recupero del Palazzo Acampora di Agerola, Dimora Storica Italiana. Un maniero fortificato costruito in questa zona montana nel ’700 per difendersi dagli attacchi saraceni, la cui ristrutturazione ho iniziato venti anni fà e che ancora oggi continua. La considero una storia d’amore prima che una operazione imprenditoriale. È un ritorno alle origini. È un progetto a cui sono particolarmente legato.  Perché  questo antico edificio appartiene da sempre alla mia famiglia. Ma anche perché ad Agerola da ragazzo, ho sempre trascorso le vacanze estive.

Palazzo Acampora - salone delle feste
Palazzo Acampora – salone delle feste

La Corte degli Dei un ristorante da provare …

Il ristorante fine dining all’interno di Palazzo Acampora è gestito dallo chef Vincenzo Guarino. La cucina è elemento basico dei popoli. Credo che la tavola sia uno dei luoghi più opportuni dove poter discutere di vita imprenditoriale e fare affari. Concede, infatti, una confidenza che non si trova altrove, sia in famiglia sia in azienda. E se il tutto è, magari, accompagnato da un calice di vino riesco a fare quello che mi riesce meglio: mettere insieme persone che siano artisti o imprenditori. Questa è una cosa che mi diverte molto. La nostra cucina di Casa ha incrociato quella borbonica. La mia trisnonna Margherita Florio di Furore era dama di compagnia della Regina Maria Sofia. Da qui abbiamo tramandato le tante ricette culinarie della corte reale come il sartù, la genovese, la genovese di pollo. Anche ricette di pasticceria come la sacher e lo strudel.

La Corte degli dei - sala interna
La Corte degli dei – sala interna

Ci può parlare di uno dei Suoi ultimi investimenti: l’albergo Miramare?

Il Miramare è un progetto al quale io tengo molto. Lo stabile venne edificato nel 1912 come villino privato della nobile famiglia Cocozza di Montanara. Era un capolavoro di arte liberty, soprattutto le decorazioni sulla facciata. Sfortunatamente fu gravemente danneggiato nel 1943 dai bombardamenti (bombe ad orologeria per la precisione) durante la seconda guerra mondiale perché sede del Consolato Americano. Dopo la guerra fu acquistato in parte dalla famiglia Rosolino e, dopo varie vicissitudini, è stato da noi rilevato. Il nuovo progetto prevede un albergo con 18 suite. E sarà restaurato sulle basi delle foto d’epoca. Sarà una location molto prestigiosa e l’America’s cup sarà un bel fiocco di questa avventura. Speriamo di essere utili per la città.

Progetto palazzo Miramare
Progetto palazzo Miramare

Un ultimo progetto?

Ultimamente stiamo sviluppando due diverse tipologie di pompe di calore (a Co2 ed a Propano) per il settore trasporti e quello civile e industriale. Questi impianti, totalmente green, hanno l’obiettivo di sostituire i sistemi di condizionamento e quelli termici. Nell’ottica di una inderogabile transizione energetica, volta all’efficientamento e alla ecologia. Racconto proprio di questi progetti perché noi abbiamo il dovere di anticipare il futuro in termini di esigenze green del nostro pianeta, ed essere cosi, responsabilmente, anche al servizio delle generazioni che ci succederanno. Ho avuto la fortuna di incontrare le persone giuste che avevano idee valide ed interessanti, tali da poter essere opportunamente finanziate.

Secondo lei l’imprenditore ha delle responsabilità sociali e ambientali?

Io credo che l’ideale e l’impresa si possano sposare in maniera perfetta. Se l’imprenditore opera nel rispetto dell’Ambiente e dell’Etica, le sue attività avranno più lunga durata e riscontreranno grande apprezzamento da parte delle persone. Il bene va condiviso perché è solo nella condivisione che c’è la felicità.

Giovanni Paone con (in alto a sinista) Ciro Imperato (a seguire da sinistra a destra) Giuseppe Valentini e Gianluigi Mazzarella
Giovanni Paone con (in alto a sinista) Ciro Imperato (a seguire da sinistra a destra) Giuseppe Valentini e Gianluigi Mazzarella

Un sogno nel cassetto?

Si, vorrei creare una Onlus per aiutare le persone meno abbienti nell’assistenza sanitaria. Questa idea nasce dalla consapevolezza di quanti, oggi, abbiano tempi di attesa indescrivibili per potersi sottoporre  ad esami diagnostici o visite specialistiche, alle quali privatamente non possono afferire, perché inaccessibili alle persone che hanno un reddito medio-basso. Noi abbiamo il dovere di contribuire ad alleviare la condizione di coloro che versano in questo tipo di difficoltà.

Giovanni Paone o con lo chef Vincenzo Guarino
Giovanni Paone o con lo chef Vincenzo Guarino

Lei beve caffè?

Si, da mattina a sera! Prima ne bevevo tanti. Adesso non più di quattro. In questa fase della mia vita sto imparando a prendere il caffè da zuccherato ad amaro.

Cosa è per Lei il caffè?

È una pausa dal caos quotidiano, un momento che si dà a sé stessi. A me piace prepararmi il caffè da solo con la moka.

Michele Sergio

Articolo pubblicato su L’Espresso napoletano nel mese di maggio 2026

Crediti foto per gentile concessione di Giovanni Paone