Intervista a Corrado Ferlaino

Intervista a Corrado Ferlaino
C’è chi con il proprio lavoro lascia un segno profondo in una città intera e c’è chi, nonostante quel segno sia evidente agli occhi di tutti, continua a parlarne con la naturalezza di chi ha semplicemente fatto bene. Corrado Ferlaino appartiene a questa seconda categoria di persone: ingegnere, costruttore, professionista stimato e rispettato ben oltre i confini della sua Napoli, è uno di quei nomi che evocano immediatamente competenza, serietà e misura.
Per i più il suo volto è, però, legato soprattutto a un’epoca irripetibile: l’epopea del Calcio Napoli degli anni ottanta-novanta. Da presidente è entrato nella storia per aver guidato il club verso traguardi che hanno cambiato per sempre la realtà e l’immaginario sportivo della città: due scudetti (1987 e 1990), una Coppa UEFA (1989), Coppa Italia (1987) e una Supercoppa Italiana (1990). Successi costruiti con visione e pragmatismo, quando seppe mettere insieme una squadra straordinaria, ricca di campioni e personalità: Maradona in primis ma, anche, Careca, Alemao, Bagni, Carnevale, Bruscolotti, Ferrara, Zola e tutti gli altri. Un progetto sportivo ambizioso, diventato leggenda!
L’uomo dietro il personaggio
Basta, però, iniziare a parlare con lui perché la prospettiva cambi. Ferlaino non indulge nei toni celebrativi, non rincorre il mito, non si mette al centro della scena. Quasi non “dà peso” a quei trionfi, come se fossero una delle tante cose realizzate nella sua lunga carriera professionale e lavorativa. È proprio questa sobrietà — a tratti spiazzante — a rendere l’incontro interessante: dietro il personaggio pubblico c’è un uomo pacato, calmo, estremamente pragmatico, avvezzo ai fatti più che alle parole, ai numeri più che all’autocelebrazione.
Questa conversazione diventa allora un’occasione preziosa: non solo per tornare su anni che hanno fatto sognare un popolo intero, ma per provare a raccontare il “vero” Corrado Ferlaino, quello che raramente emerge nelle narrazioni più comuni. Con lui, il mito si fa racconto, la leggenda si trasforma in metodo e i grandi momenti trovano una spiegazione fatta di scelte, responsabilità, intuizioni e anche silenzi.
Siamo seduti ai tavolini del Gran Caffè Gambrinus, nel cuore di Napoli, tra il via vai della città e l’eleganza senza tempo del luogo. Il contesto è perfetto: familiare, discreto, autentico. E allora possiamo iniziare subito.

Presidente, ci parla un po’ delle sue origini e della Sua famiglia?
Sono per metà napoletano (originario di via Arcoleo) e per metà milanese sebbene mio padre aveva origini calabresi. Milano è una città che mi ha segnato non solo per motivi professionali ma anche familiari: mia nonna e mia mamma sono milanesi così come la mia compagna.
Come mio padre sono diventato ingegnere e negli anni mi sono occupato di costruzioni di palazzi. Ho costruiti 7 palazzi al centro direzionale di Napoli, vari a Milano e in Toscana, ho edificato interi rioni.
Un ricordo lo dedico a mio zio Francesco che fu uno dei primi magistrati vittime della criminalità organizzata. Per me più che uno zio era un cugino dato che avevamo quasi la stessa età.
Come e quando è diventato presidente del Calcio Napoli
Mio padre mi ha trasmesso l’amore per il Napoli in quanto era un grande tifoso. Ricordo che fin da piccolo mi portava allo stadio Ascarelli (che poi fu distrutto dai bombardamenti).
Sono entrato nel calcio Napoli quando con un gruppo di 15 amici abbiamo rilevato circa un terzo delle azioni sociali. Gli altri due terzi appartenevano ad Achille Lauro, tra le altre cose sindaco di Napoli, e al Presidente Corcione.
Quando quest’ultimo morì nel 1969 ricordo che ci fu una corsa alla casa della vedova per l’acquisto delle azioni. Io fui il primo ad arrivare perché invece di usare l’ascensore come fecero tutti i miei “concorrenti” usai le scale e mi feci due piani a piedi di corsa. Arrivato dalla signora Corcione, senza indugio le chiesi quanto volesse per la vendita del suo terzo. Pagai la cifra richiesta senza nemmeno contrattare e staccai l’assegno. Quando gli altri arrivarono (con l’ascensore) si trovarono di fronte al fatto compiuto.
Non ho mai considerato lavoro la gestione del Napoli: è stata pura passione, vero amore!

Lei è passato alla storia per avere portato Maradona al Napoli …
Si, ricordo che fummo bravi a sfruttare l’indecisione dei dirigenti del Barcellona i quali non erano del tutto convinti di trattenere il calciatore argentino. Ho sempre pensato che tra il club catalano e il pibe non c’è mai stato amore. Ricordo che andai a Barcellona con Antonio Iuliano e Dino Celentano per firmare il contratto. Maradona accettò senza battere ciglio. Fortunatamente nessuno gli disse che il Napoli quell’anno si era salvato dalla retrocessione …Diversamente chissà se sarebbe venuto a Napoli.
Quando comprò Maradona era convinto del buon acquisto immagino.
In realtà no! Ricordo che, dopo la firma del contratto, prima di prendere l’aereo, entrai in un bar di Barcellona e il barista mi chiese se fossi italiano. Io gli risposi di essere di Napoli. Questi mi sorrise e mi disse che avevamo preso una bufala con l’acquisto di Maradona, calciatore (a suo dire) grasso e rotto. Mi sentii male. Fortunatamente quella considerazione fu più sbagliata che mai: avevo portato a Napoli il più grande di sempre! Quello tra il Napoli e Diego fu un matrimonio fortunato. Lui aveva sangue napoletano nelle vene per questo non si è trovato bene a Barcellona.

Lei è stato l’artefice del successo del Napoli. Cosa si prova a regalare uno scudetto alla città?
Una gioia immensa anche se per seguire il Napoli ho dovuto rallentare di molto il mio lavoro di ingegnere e costruttore.
Lei ama viaggiare. Quale paese preferisce e perché?
In verità preferisco stare a Napoli. Però mi piace Rio de Janeiro. Noi napoletani in Europa ci sentiamo un po’ stranieri, mentre in Brasile ci sentiamo come a casa. Lì ho tanti amici, la città e viva e divertente. Ci sono stato tante volte sia per lavoro che per piacere.
È difficile fare il Presidente di una squadra di calcio?
Non esiste la professione di presidente di calcio. Il calcio ti fa spendere solo soldi. È una mazzata! Ed è ovvio. Ieri come oggi. Tutte le squadre lottano per vincere il campionato. Prima i soldi arrivavano principalmente dai tifosi che andavano allo stadio e pagavano il biglietto. Oggi invece i soldi arrivano dagli sponsor e dalle televisioni.
Lei è persona pacata e acculturata. Forse sono queste due qualità il segreto del Suo successo e della Sua forza? Qualità queste che hanno contribuito alle vittorie del Napoli e a dare impulso all’economia di un’intera città…
Non lo so. Posso dire solo che credo di avere fiuto per gli affari. Io non mi fido di nessuno e cerco di occuparmi personalmente del mio lavoro. E questo lo ho potuto fare sia come ingegnere che come costruttore. Forse anche per questo non ho mai amato molto le pubbliche relazioni. Pensi che un giorno ho scoperto di essere socio di ben dieci club. Dissi allora alla mia segretaria di disdire tutte le iscrizioni. Non tanto per i soldi ma perché non li frequentavo. Stranamente qualche volta che mi trovo in un circolo non mi fanno mai pagare.

Ha un sogno nel cassetto?
Sicuramente non voglio fare politica. Tante volte è stato detto che Ferlaino sarebbe sceso in politica. Notizia falsa. Io ho sempre fatto l’ingegnere e lo continuerò a fare. Così come continuerò a viaggiare. Anche se c’è un inconveniente. Dopo tre-quattro giorni lontano da Napoli mi viene la saudade e devo ritornare nella mia città.
Lei beve caffè?
No. Non lo bevo e non lo ho mai bevuto! Forse sono l’unico napoletano che non prende caffè.
Ma come Presidente? Io pensavo che Lei chissà quanti contratti aveva firmato davanti ad una tazzina di caffe!
È vero. Davanti ad una tazzina di caffè si fanno molto affari e si firmano i contratti. Solo che mentre gli altri bevono l’espresso io mi concedo una tazza di the o un aperitivo.
Posso chiederle cosa rappresenta per Lei il caffè?
Per il napoletano è una cosa che bisogna prendere per rompere la monotonia della giornata. Il caffè è Napoli. Il caffè è un rito. Dal bicchiere d’acqua alla tazzina calda.

Ferlaino al Gambrinus con Massimiliano Rosati e Michele Sergio
Box – Un ricordo dei calciatori
Bruscolotti
Lo abbiamo preso dal Sorrento per fare un piacere al mio socio Achille Lauro che all’epoca era il Presidente di questa squadra. Fortunatamente Bruscolotti si è rivelato un ottimo difensore e un bravo capitano.
Careca
Ricordo che lo ho preso proprio io. Quando lo vidi giocare per la prima volta come ala destra rimasi profondamente impressionato. Poco dopo mi venne a trovare un mediatore e mi propose di acquistarlo. La cifra era bassa ed io, intuite le potenzialità del calciatore brasiliano, non mi feci sfuggire l’occasione e lo acquistai. Sono stato molto soddisfatto. Si è rilevato un grande campione.
Alemao
Il più europeo tra i brasiliani, un grande calciatore. Lo vidi giocare alla televisione brasiliana. Decisi di attivarmi personalmente per ingaggiarlo.
Ciro Ferrara
È cresciuto con il Napoli e poi, purtroppo, è dovuto andare via, ma resterà sempre un campione napoletano del Napoli.
Gianfranco Zola
Ho un bel ricordo. Un giocatore per bene, bravo, serio ed educato. Sono contento poi che ha continuato a crescere in Italia e in Inghilterra.
Michele Sergio
Articolo pubblicato su L’Espresso napoletano nel mese di aprile 2026




