Intervista a Marco Vertecchi

Intervista a Marco Vertecchi

Le tre ‘M’ del coach motivazionale

Il Coach Marco Vertecchi cresciuto a Capri dove oggi vive, ci racconta il suo percorso professionale e la sua M3, con la quale si occupa di Motivazione, Marketing e Meeting

Per Marco Vertecchi formare le persone non è semplicemente un lavoro: è una missione. Coach motivazionale, formatore tra i primi in Italia ad aver creduto davvero in questa professione, da anni accompagna imprese, manager e dipendenti in percorsi di crescita che non restano teoria, ma diventano risultati concreti. Chi lavora con lui lo racconta con entusiasmo: migliorano le persone, migliora il gruppo, migliora l’azienda e il fatturato. La sua agenda è sempre piena, segno di una credibilità costruita sul campo, incontro dopo incontro, aula dopo aula.

Da sempre legato a Capri, l’isola in cui è cresciuto e dove oggi vive dopo aver girato l’Italia per lavoro, Vertecchi gestisce qui le sue attività nel mondo della formazione, del marketing e dei meeting, oltre a una struttura alberghiera a cinque stelle. In lui convivono visione imprenditoriale, energia comunicativa e una rara capacità di entrare in sintonia con gli altri. E c’è un dato che colpisce più di ogni curriculum: tutte, e dico tutte, le persone con cui ho parlato e che sono state, o sono tuttora, in formazione con Marco ne parlano con autentico entusiasmo, sia come coach sia come persona.

Fiart Academy
Marco Vertecchi alla Fiart Academy

Ci parli delle tue origini e della tua formazione?

Sono nato a Roma il 26 agosto 1971. Mio nonno paterno, il Conte della Garfagnana Oberdan Vertecchi, voleva fortemente che nascessi a Roma. La cosa era un po’ insolita dato che mio padre Giovanni era cresciuto a Napoli mentre mia madre Rosa era originaria di Capri. Fu così che, qualche giorno prima della mia nascita i miei genitori si trasferirono nella Capitale e subito dopo, il parto tornarono a Capri.

Ho trascorso per questo motivo la mia giovinezza a Capri e, dopo aver completato il liceo classico a 19 anni, mi sono iscritto a Ingegneria Meccanica a Napoli. Terminati gli studi, decisi, però, di non fare l’ingegnere, ma di lavorare nel mondo dei computer come dipendente per una ditta importante prima a Napoli e poi a Bergamo. Poi mi sono messo in proprio e sono entrato in società con un mio cliente di Brescia e con lui abbiamo aperto l’Informatica Delta. Da un piccolo progetto siamo arrivati nel 2005 a creare un’azienda di distribuzione di componentistica per computer con oltre 100 milioni di euro di fatturato.

Nel frattempo anche la mia vita privata andava bene. Avevo conosciuto Nada (mia moglie), sul porto di Napoli quando tornavo al Sud a trovare la mia famiglia. Lei lavorava in un calzaturificio a Ravenna. Dopo averci frequentato decidemmo di sposarci e vivere insieme prima a Brescia e poi sul lago di Garda.

Capri, però, è sempre rimasta nel tuo cuore…

Sì, infatti. Per motivi personali e familiari decisi di uscire dalla società e di tornare a casa, a Capri, dalla mia famiglia. Fu bellissimo ritrovare i miei genitori e i miei fratelli, Massimo e Marianna. Una volta tornato sull’isola, non mi sono fermato. Nel 2006, sono ripartito da capo e sono entrato nella società di famiglia, la Caprimed, che si occupa di organizzazione di eventi per il settore farmaceutico e cosmetico in tutto il mondo.

Foto Marco
Marco Vertecchi a Capri

Come e quando ti sei appassionato alla formazione?

Da molto tempo, durante il mio lavoro, sentivo il bisogno di aiutare le persone che operavano in azienda. Poi il destino volle che, durante un congresso, incontrassi il coach Diego Ingrassia, esperto di comportamento e di emozioni. Ascoltarlo mi emozionò molto e, visto il mio interesse, mi chiese se volessi frequentare i suoi corsi per diventare coach.

Non me lo feci dire due volte. Andai a Milano per frequentare I&G Management e, completati i corsi, nel 2017 fondai la mia società, la M3. Le tre “M” che formano il nome rappresentano le tre attività principali della stessa: Motivazione, cioè formazione delle persone; Marketing, ovvero supporto alle aziende nei piani di comunicazione e sviluppo; e Meeting, cioè organizzazione di eventi.

Quanto pensi sia importante per un’azienda avvalersi di un coach?

Credo sia fondamentale quando un’azienda sente il bisogno di far crescere il proprio personale, accompagnando il dipendente da un punto di partenza a un punto di arrivo. È lì che serve formatore. La parola “coach” non è casuale infatti: in inglese significa carrozza. Così come in passato le carrozze aiutavano le persone a raggiungere una meta, oggi il formatore aiuta le persone a raggiungere il proprio obiettivo

Team M3 in evento Framesi
Team M3 in evento Framesi

Cosa consiglieresti a un imprenditore e cosa, invece, a un dipendente?

All’imprenditore consiglio di mettere in dubbio tutto ciò che crede sia reale. Molte volte, infatti, ci circondiamo di convinzioni che giudichiamo giuste o sbagliate. Ma non è questo l’approccio corretto. L’imprenditore dovrebbe valutare le cose come utili o non utili, evitando di essere troppo certo di ciò che pensa.

Al dipendente, invece, suggerisco di provare a mettersi nei panni dell’imprenditore e di domandarsi: “Se fossi al suo posto, cosa farei?”. Con una visione più ampia e con la consapevolezza delle responsabilità che un imprenditore porta sulle spalle, il dipendente può iniziare a comprendere meglio alcune scelte aziendali, anche quando non sono immediatamente facili da accettare.

Cosa significa motivare?

È una cosa difficile da definirla. Nel mio piccolo però ho notato che di solito chi si trova in una posizione di comando cerca di motivare le persone partendo dalla propria motivazione. Il segreto, invece, per far funzionare davvero una squadra credo sia riconoscere le motivazioni dei singoli dipendenti e lavorare su quelle. Solo così si può creare un gruppo coeso, capace di crescere insieme e raggiungere risultati concreti.

Ferrari 355B di Marco
Marco Vertecchi sulla sua Ferrari 355B

Qual è stata la difficoltà più grande e quale la soddisfazione più importante che hai provato nel tuo lavoro?

Entrambe sono legate a una mia esperienza formativa, un passaggio generazionale in

un’azienda in cui l’erede al comando non voleva adeguarsi a una visione più moderna della gestione. Manteneva un’impostazione autoritaria, invece di utilizzare strumenti come la leadership, il coinvolgimento e la condivisione delle idee.

Mi chiamò (come ultima spiaggia) perché vedeva che le cose non andavano bene, ma non riusciva a capire come risolvere il problema. Io gli chiesi fiducia per sei mesi e impostai il rapporto con i dipendenti sulla condivisione. Inutile dirlo: l’azienda migliorò e i risultati arrivarono. È stata una grande difficoltà, ma anche una delle soddisfazioni più belle.

Hai un sogno nel cassetto?

Sì: riuscire a delegare i miei affari ai miei collaboratori per potermi occupare esclusivamente di formazione e continuare a far crescere persone e aziende. Nel mio gergo si dice che ho una “motivazione sociale”: sono felice quando riesco ad aiutare le persone a migliorare.

Formazione Boautique Tempini
Formazione Boautique Tempini

Oltre al tuo lavoro come formatore, hai altre attività?

Sì, una è legata alla mia amata Capri. Gestisco insieme a mia moglie e a mio fratello l’albergo a cinque stelle Villa Certosa. È una struttura molto bella e rilassante. Consiglio a tutti di provarla.

Qualche progetto in cantiere?

Sì, sto scrivendo un libro sulla mia rocambolesca vita, riletta però in chiave ironica e con gli occhi di un coach. Ogni capitolo racconta una mia esperienza, positiva o negativa, e alla fine inserisco il consiglio del coach legato a quel caso specifico. Non ho ancora deciso il titolo, ma credo che sarà un libro utile al lettore. Speriamo che il pubblico gradisca.

Foto albergo Villa Certosa
Foto albergo Villa Certosa

Un obiettivo realizzato che ti piace raccontare ai lettori de L’Espresso napoletano?

Da ragazzo, anzi fin da bambino, avevo il sogno di guidare una Ferrari. Era una cosa quasi impossibile per me, che vivevo a Capri. Ci ho provato costruendo la mia vita anche in modo da poter realizzare quel sogno. Ed è stato così che a 30 anni, finalmente, ho avuto la mia prima Ferrari. Un obiettivo realizzato che piace raccontare.

Quali sono state le gioie e le soddisfazioni più importanti della tua vita?
Sicuramente quelle legate alla mia vita privata: l’incontro con mia moglie Nada, con la quale sono felicemente sposato; la nascita di mia figlia Ania; l’incontro con Federica, che poi è diventata la mia seconda figlia e che mi ha regalato una bellissima nipotina, Ludovica.

Marco Vertecchi con la sua famiglia
Marco Vertecchi con la sua famiglia

Bevi caffè?

Caro Michele, mi sa che già lo sai: io non bevo caffè. La caffeina mi crea ipertensione e malessere. Però, da buon italiano, bevo un altro tipo di espresso: quello d’orzo. Adoro comunque il profumo del caffè, soprattutto quello preparato con la moka.

Che cos’è per te il caffè?

Per me il caffè non è solo una bevanda, ma uno stile di vita. Quando ho iniziato a organizzare eventi, ricordo che il momento più intimo con clienti e collaboratori era proprio la pausa caffè. Era lì che spesso nascevano i rapporti più autentici, le conversazioni più vere, le idee migliori.

Michele Sergio

Articolo pubblicato su L’Espresso napoletano del mese di agosto 2026

Crediti foto Marco Vertecchi

 

Per maggiori informazioni visita la pagine della M3 di Marco Vertecchi

https://www.mtregroup.eu/

 

 

Per leggere il libro di Marco Vertecchi