Intervista a Flavia Sorrentino

Intervista a Flavia Sorrentino
Flavia Sorrentino è consigliera comunale di Napoli e vicepresidente del Consiglio comunale, ruolo che interpreta con impegno, attenzione e una presenza costante sul territorio. Avvicinatasi alla politica sin da giovanissima, ha costruito nel tempo un percorso caratterizzato da serietà, rispetto istituzionale e ascolto delle esigenze dei cittadini. Chi segue la sua attività pubblica ne riconosce la capacità di affrontare temi diversi mantenendo sempre al centro Napoli, le sue comunità e le sue potenzialità.
Le iniziative più importanti
Nel corso degli anni Sorrentino si è distinta per diverse iniziative legate alla valorizzazione dell’identità partenopea e alla tutela dell’immagine della città. Nel 2018 è diventata responsabile del primo Osservatorio italiano contro il fenomeno della discriminazione territoriale. Questo tema particolarmente sentito in una realtà come Napoli, spesso chiamata a confrontarsi con stereotipi e narrazioni superficiali.
L’anno successivo ha promosso e ottenuto l’istituzione della Giornata dell’Orgoglio Partenopeo, pensata per impegnare le istituzioni a sostenere e valorizzare le eccellenze del territorio, celebrando i cittadini napoletani che si sono distinti nei campi della cultura, dell’arte, della scienza, dell’imprenditoria e dell’impegno civile.
Attualmente ricopre anche l’incarico di responsabile Enti locali e Marketing territoriale della federazione napoletana di Coldiretti, la più grande associazione di categoria italiana nel settore dell’agricoltura. Un ruolo che le consente di contribuire alla promozione delle produzioni locali, delle tradizioni e delle risorse del territorio. In un dialogo costante tra istituzioni, imprese e cittadini.

Iniziative anche sul tema caffè
Tra le iniziative più recenti di cui è stata promotrice figura anche l’istituzione della Giornata cittadina della cultura del caffè napoletano. Manifestazione fissata il 10 dicembre e approvata all’unanimità dal Consiglio comunale. Un riconoscimento simbolico ma significativo per una tradizione che rappresenta un tratto identitario della città e della sua socialità.
Molto attiva anche sui social, Sorrentino utilizza questi strumenti per informare i cittadini sulle attività che porta avanti e sulle iniziative del Comune di Napoli.
In questa intervista approfondiamo con lei il suo percorso, le battaglie politiche, i progetti futuri e la sua visione per la città.
Ci racconta qualcosa delle Sue origini familiari, della Sua infanzia e degli anni della formazione?
Vengo da una famiglia semplice, numerosa, fatta di persone che hanno sempre lavorato tanto e fatto sacrifici. Sono cresciuta in una realtà molto normale, profondamente napoletana, dove ho imparato presto il valore dell’impegno, della dignità e della solidarietà. La mia formazione non nasce nei palazzi della politica, ma nelle esperienze di vita, nell’attivismo, nel sociale e nell’amore viscerale per questa città.
Quando e in che modo è maturata la scelta di intraprendere l’impegno politico?
È stata una scelta molto naturale. Fin da giovanissima ho sentito il bisogno di occuparmi delle ingiustizie, del Sud, delle opportunità negate ai giovani. Prima nei movimenti, poi nell’associazionismo, fino alla decisione di trasformare quell’impegno in responsabilità istituzionale.

Che cosa Le ha insegnato l’esperienza in consiglio comunale, sia sul piano politico sia su quello umano?
Mi ha insegnato che amministrare una città complessa come Napoli richiede equilibrio, ascolto e molta resistenza. Sul piano umano mi ha resa più forte, ma anche più consapevole del peso che hanno le parole, le decisioni e perfino il silenzio.
Qual è il Suo rapporto con i cittadini napoletani e come cerca di dare risposta alle loro esigenze quotidiane?
Cerco di mantenere un rapporto diretto, autentico. Credo che chi fa politica debba stare tra le persone, ascoltare molto e accorciare la distanza tra istituzioni e vita reale.
Le esigenze quotidiane spesso sembrano piccole, ma è lì che si misura la credibilità della politica.
Essere donna in politica comporta ancora oggi ostacoli o resistenze? Qual è stata la Sua esperienza personale in questo ambito?
Sì, gli ostacoli esistono ancora. Per una giovane donna spesso tutto viene osservato e pesato con maggiore severità. Però penso anche che oggi molte donne stiano cambiando il modo di vivere le istituzioni, portando sensibilità, competenze, determinazione e una forza diversa dentro la politica.

Quali ritiene siano oggi le sfide più urgenti per il Comune di Napoli? E quanto si ritiene soddisfatta dei risultati raggiunti finora da questa amministrazione?
Le sfide più urgenti riguardano la sicurezza urbana, il diritto alla casa, i trasporti, il lavoro e il governo dei grandi flussi turistici. Napoli sta vivendo una fase di trasformazione importante. Credo siano stati fatti passi avanti significativi, ma penso anche che questa città abbia bisogno di accelerare ancora molto su servizi, qualità urbana e tempi delle risposte.
In vista dell’America’s Cup, come si stanno muovendo l’amministrazione comunale e la macchina organizzativa della città?
L’America’s Cup rappresenta una sfida enorme e un’occasione storica. La città si sta muovendo sul piano organizzativo e infrastrutturale con l’obiettivo di farsi trovare pronta. Ma il punto vero sarà lasciare una eredità concreta ai napoletani, non vivere soltanto l’evento.
Qual è stata l’attività politica più importante che ha fatto per il Comune di Napoli?
Più che un singolo atto, credo che il lavoro più importante sia quello che provo a fare ogni giorno: difendere Napoli da una narrazione spesso ingiusta e accompagnare questa fase di crescita della città con serietà e visione. Se devo indicare una battaglia simbolica, penso al tema del mare restituito ai napoletani. Ho proposto la realizzazione di piattaforme sulla scogliera di via Caracciolo e il Sindaco, nelle ultime settimane, ha annunciato l’obiettivo di realizzarle entro il 2027, in occasione dell’America’s Cup. È una battaglia di cui sono molto fiera, perché significa rendere il mare davvero un bene comune, accessibile e di tutti.

Secondo lei Napoli ha ancora margini di crescita? Se si quali sono secondo lei?
Napoli ha enormi margini di sviluppo. Oggi il tema non è più capire se la città possa crescere, ma come governare questa crescita. Turismo, cultura, mare, innovazione, tecnologie e creatività giovanile rappresentano risorse straordinarie. La vera sfida è trasformare queste potenzialità in qualità della vita, lavoro stabile, sicurezza urbana e servizi migliori. Dobbiamo tornare ad essere attrattivi per i giovani, trattenere i talenti e frenare l’emigrazione di tante energie che troppo spesso sono costrette a partire.
Qual è la cosa che le piace di più è la cosa che le piace di meno della politica?
La cosa che mi piace di più della politica è la possibilità di incidere concretamente sulla vita delle persone. Anche una piccola scelta amministrativa può migliorare la vita quotidiana delle persone.
La cosa che mi piace di meno è il cinismo che a volte circonda questo mondo. Io credo invece che servano ancora passione, impegno e una forte sensibilità umana.
Secondo lei quanto sono importanti i social per chi fa politica?
I social oggi sono uno strumento importantissimo per chi fa politica, ma dipende da come li usi. Possono essere propaganda superficiale oppure uno spazio reale di confronto, racconto e costruzione di fiducia. Io credo che servano soprattutto a ridurre le distanze tra le istituzioni e le persone. E penso che una città come Napoli abbia bisogno anche di questo. Di una politica che sappia parlare in modo più umano, diretto e riconoscibile. Poi esiste anche un rovescio della medaglia. Troppo spesso i social vengono utilizzati da “leoni da tastiera” per delegittimare e insultare chi fa politica, soprattutto se donna. Su questo bisogna essere molto severi: la critica è sempre legittima, il sessismo no.
C’è un sogno, personale o politico, che custodisce ancora nel cassetto?
Continuare a crescere senza perdere me stessa. E contribuire, nel mio piccolo, a rendere Napoli una città sempre più moderna, giusta e internazionale, senza farle perdere la sua anima.

Chiudiamo l’intervista con alcune domande sul caffè argomento caro a noi e a tutti i lettori dell’Espresso napoletano. Lei è stata una delle promotrici dell’istituzione della giornata cittadina della cultura del caffe napoletano ….
Sì, ho proposto io l’istituzione della giornata cittadina della cultura del caffè napoletano in Consiglio comunale ed è stata approvata all’unanimità. L’idea nasce però da un confronto costante con larga parte del settore caffeicolo, compreso il Gambrinus. È un settore che seguo da anni attraverso iniziative e sostegno istituzionale. Del resto il caffè, a Napoli, non è semplicemente un’abitudine. È identità, relazione, linguaggio sociale. Racconta il modo in cui questa città accoglie, si incontra e si riconosce. Difendere la cultura del caffè napoletano significa difendere un pezzo della nostra storia, ma anche un settore produttivo enorme fatto di bar, torrefazioni e opportunità di lavoro per i tanti giovani della nostra città.
Il caffè fa parte dell’identità napoletana: che rapporto ha con questa tradizione? E come ama prenderlo?
Per noi napoletani il caffè è quasi un rito quotidiano. Io lo amo semplice, in tazza bollente. È uno di quei gesti che sanno di casa, di pausa, di umanità.

Al di là dell’abitudine quotidiana, che cosa rappresenta per Lei il caffè, anche sul piano simbolico o culturale?
Rappresenta il modo tutto napoletano di creare relazione. A Napoli un caffè non è mai solo un caffè: è tempo condiviso, dialogo, accoglienza. È una delle cose che raccontano meglio l’identità della nostra città.
Michele Sergio
Articolo pubblicato su L’Espresso napoletano del mese di giugno 2026
Foto crediti Flavia Sorrentino




