Intervista a Enrico Magenes

Intervista a Enrico Magenes, Presidente della prestigiosa Associazione Locali Storici d’Italia,
Fanno parte notevoli realtà campane come il Gran Caffè Gambrinus, Gay Odin, La locanda del Cerriglio a Napoli. Gli alberghi Bellevue Syrene e il Gran Hotel Rpyal di Sorrento
Pavese, classe 1982, economista di formazione e imprenditore per scelta, ha trasformato una tradizione di famiglia in una responsabilità personale e in una vera sfida per il futuro. Enrico Magenes, dopo gli studi alla Bocconi e le prime esperienze professionali all’estero, ha deciso di dedicarsi alla Pasticceria Vigoni. Una storica attività legata all’invenzione della Torta del Paradiso, contribuendo al suo rilancio e alla sua crescita.
La sua passione per la storia, la cultura dell’accoglienza e il valore delle imprese familiari lo ha portato anche alla guida dell’Associazione dei Locali storici d’Italia. Un incarico che svolge con entusiasmo, promuovendo luoghi considerati autentici “musei viventi”. Luoghi capaci di raccontare l’identità del nostro Paese e di rappresentare un’importante attrattiva turistica.
In questa intervista ci racconta il suo percorso, le difficoltà e le soddisfazioni legate alla gestione di un’attività storica. Il lavoro svolto per rafforzare l’associazione e l’impegno per ottenere una maggiore tutela dei locali storici. Ma parla anche dei progetti futuri, del rapporto con il caffè e del significato che questa bevanda conserva nella vita quotidiana. Un momento di incontro, relazione e condivisione. Un dialogo con un giovane imprenditore che guarda al passato con rispetto, ma pensa già alle nuove sfide del futuro.

Ci parla brevemente un po’ di Lei, delle Sue origini e della Sua formazione?
Sono pavese DOC, nato a Pavia nel 1982. Ho passato la maggior parte della mia vita in questa città, fatti salvi gli studi universitari che ho seguito e concluso interamente a Milano. Figlio e nipote di docenti universitari in materie scientifiche (mio nonno era professore di analisi numerica e mio padre lo è di ingegneria biomedica), finite le superiori ho scelto gli studi in economia aziendale presso l’Università Commerciale L. Bocconi, specializzandomi successivamente in amministrazione, finanza e controllo. Avendo avuto la fortuna di frequentare spesso le case dei miei nonni, ho avuto l’opportunità di conoscere da vicino il mondo accademico, lato nonni paterni, e del mondo militare (mio nonno materno era tenente-colonnello medico). Entrambi mi hanno affascinato in gioventù, ma non mi hanno convinto fino in fondo.
Come è arrivato alla guida del Suo locale?
Quando ero in procinto di concludere gli studi universitari e durante un periodo di tirocinio presso una multinazionale americana con sede europea a Losanna, in Svizzera, mi sono anche occupato di seguire la Pasticceria Vigoni, attività di famiglia da generazioni (ma di cui nessuno della mia famiglia se ne occupava direttamente), della quale ero divenuto consigliere di amministrazione nel 2003. Essendo quegli anni un particolare periodo di difficoltà per l’azienda, probabilmente in parte dovuti anche al fatto che dopo le zie di mio nonno nessuna persona della famiglia avesse lavorato direttamente in azienda, nel 2007 ho preso dunque la decisione che il mio futuro dovesse essere in azienda, nella quale all’epoca lavorava solo mio zio in qualità di direttore.
Quell’anno presentai a mio nonno ed ai miei parenti un business plan. Un progetto incentrato sulla necessità di fare un importante investimento in grado di dotare la Vigoni di un laboratorio atto a poter servire la grande distribuzione organizzata (GDO). Così aprendo così un nuovo canale di vendita ed ampliando e diversificando in tal modo la clientela. Se si fosse deciso di fare questo passo, me ne sarei occupato direttamente. E così abbiamo fatto.

Qual è la testimonianza storica più importante del Suo locale?
La pasticceria Vigoni ha storicamente più sedi. Quella storica del 1878, data la sua collocazione di fronte alla sede centrale dell’università di Pavia, è meta di professori, importanti figure accademiche appartenenti ad ogni campo e personaggi politici. Nonostante le illustri frequentazioni penso che la testimonianza storica più importante sia l’invenzione, da parte del mio trisavolo Enrico Vigoni, della Torta del Paradiso. Dolce oggi iscritto nel registro dei PAT (prodotti agroalimentari tipici) della Regione Lombardia.
Inventata grazie ad una sfida lanciata dal Marchese Cusano Visonti che sosteneva non si potesse fare un dolce buono che durasse diversi giorni, se non mesi, la torta, dopo che una nobildonna l’ebbe assaggiata esclamando: “Questa torta è un Paradiso”, prese il suo nome e da lì fu premiata in diversi concorsi. Il più importante dei quali la insignì della medaglia d’oro all’esposizione internazionale di Milano nel 1906. La Torta Paradiso è divenuta quindi il dolce simbolo della città di Pavia. Oltre all’altro simbolo il pane di San Siro, patrono della città, sempre ideato da Enrico Vigoni.

Come è diventato Presidente dei Locali storici?
Per ragione della sorte, si ripete quasi il copione dell’azienda di famiglia. L’associazione nel 2016, si trovava ad attraversare un periodo di difficoltà, che si trascinava già da qualche anno. I costi alti di gestione particolarmente onerosi. Il fatto che gli associati non riconoscessero più il vero senso dell’associazione. Con la conseguenza che le quote venissero versate a fatica. Io frequentavo l’associazione già da qualche anno, più di preciso dal 2009, e dal 2015 ero entrato in consiglio direttivo. Ho sempre creduto fortemente, come credo tutt’ora, nella sua mission.
Essendo che, data la circostanza molto complicata, nessuno voleva farsi carico di gestire la situazione, che di per sé poteva avere anche potenziali ricadute personali non da sottovalutare, decisi di farmi avanti. Avevo poco più di trent’anni, ma ritenevo di avere un bagaglio di esperienza sufficiente per poter affrontare e gestire la situazione, e così mi candidai e fui eletto. Supportato da un consiglio direttivo unito ed attivo, insieme siamo riusciti a rimettere in sesto, abbastanza velocemente, una situazione parecchio difficoltosa ed intricata, che avrebbe veramente rischiato di porre fine alla vita del sodalizio.
Cosa significa essere presidente dell’Associazione dei Locali storici d’Italia?
Significa rappresentare l’ultimo baluardo a difesa di un’importantissima componente del patrimonio storico culturale dell’Italia. I Locali Storici, musei viventi e vivi, custodi della maestria dell’ospitalità italiana, dove sono nati il nostro modo di vivere, le nostre abitudini e dove la cultura ha trovato la propria sede in diverse forme. Ora rappresentano anche uno dei punti di forza dell’attrattività turistica del nostro Paese.

Che progressi ha fatto l’Associazione negli ultimi anni con Lei alla guida?
Anzitutto ha riacceso il fuoco del senso di appartenenza degli associati. Questo grazie al fatto che sono stati intrapresi importanti investimenti e strategie in termini di visibilità. Oltre ad eventi che hanno coinvolto e trainano tutti i soci, dalle svariate campagne stampa in concomitanza delle manifestazioni. Dall’utilizzo dei canali social, allo sviluppo di una App gratuita, della quale tra poco uscirà la nuova versione completamente rivisitata e multilingue. Oltre al supporto che l’associazione vuole dare agli associati, costruendo dei rapporti e lavorando attivamente con la politica e con i diversi enti che si occupano di cultura e di turismo sia a livello nazionale che locale, rapporti prima totalmente inesistenti.
Quanto è importante preservare il patrimonio dei Locali storici?
E’ fondamentale per non perdere una componente imprescindibile dell’attrattività turistica del nostro Paese. I Locali Storici rappresentano un elemento attrattivo importantissimo all’interno delle nostre città o delle località turistiche, alla pari di monumenti o musei. Spesso il visitatore vi passa apposta per poter dire: “Lì ci sono stato”. Per il turista straniero, significa poter toccare con mano il nostro modo di vivere. Ancor più in un mondo come quello odierno, dove nelle grandi città di tutto il mondo sono presenti le medesime catene con i medesimi format, il locale storico rappresenta una rarità, un’unicità, o provi lì la tua esperienza o da nessun’altra parte in egual modo.

Lei beve caffè? Come lo prende?
Certamente e non solo, lo tosto. In passato abbiamo valutato l’opzione di installare una macchina tostatrice. Potevamo farlo nel nuovo laboratorio produttivo, per produrre la nostra miscela. In modo da averla sempre al punto giusto e non troppo decantata ed averla con un gusto che ci piacesse. Io lo gusto rigorosamente espresso e senza zucchero.
Cosa è per Lei il caffè?
E’ una bevanda corroborante e che dà la carica. Ma soprattutto crea legame ed unione e ci accompagna nei momenti quotidiani della vita. Caffè per me significa famiglia, la moka a casa dei genitori o dei nonni. Significa amicizia, relazione, il caffè al bar per una chiacchierata, significa relazione lavorativa, un incontro di affari, piuttosto che uno scambio di battute ed idee tra colleghi e collaboratori durante una pausa.
Michele Sergio
Articolo pubblicato su L’Espresso napoletano del mese di settembre 2026
Crediti fotografici di Enrico Megenes
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