Questione di gusti

Il caffè è solo questione di gusti?
Perché gli italiani preferiscono l’espresso mentre gli americani il filtro? Espresso o filtro, due culture del caffè che imparano a incontrarsi
Per un italiano il caffè è quasi sempre un espresso: corto, intenso, cremoso, con una punta di amarezza e un aroma concentrato. Un gesto quotidiano, da bar o da casa, dove per decenni ha regnato la moka e oggi avanzano capsule e cialde. Non è soltanto una bevanda: è un’abitudine sociale, un rito rapido, un elemento dell’identità alimentare nazionale. Per questo molti guardano al caffè americano come a un “beverone” annacquato, poco degno perfino di chiamarsi caffè.
Dall’altra parte dell’Atlantico, però, la tradizione è differente. Il caffè filtro viene preparato con macinature più grossolane. Spesso, con monorigini 100% arabiche tostate chiare, più dolci, aromatiche e meno amare delle miscele tradizionalmente destinate all’espresso italiano. L’acqua calda attraversa lentamente il pannello di caffè e viene raccolta in una brocca: il risultato è una bevanda più lunga, leggera e adatta a essere sorseggiata nel tempo. Non è un espresso diluito: è un prodotto diverso, con ricette, attrezzature e materie prime pensate per quel metodo di estrazione.
Non è solo questione di gusti ma una copia senza regole
Il problema nasce quando una cultura prova a replicare l’altra senza conoscerne le regole. In Italia, spesso, quello chiamato “americano” viene ottenuto aggiungendo acqua calda a un espresso. È una preparazione legittima, nota appunto come caffè americano, ma non coincide con il caffè filtro. A Napoli la distinzione è ancora più netta: l’espresso allungato è detto “all’americana”, mentre il filtro è l’“americano”. Se poi si usano miscele troppo tostate, macinature errate o macchine non adatte, è facile ottenere una tazza piatta, amara o acquosa. E diventa inevitabile concludere che il filtro non piaccia.
Lo stesso accade negli Stati Uniti con l’espresso. Talvolta viene percepito come un caffè americano ristretto in una tazzina: intenso, ma non sempre equilibrato. Anche quando è estratto con una macchina professionale, può essere preparato con caffè studiati soprattutto per il filtro oppure con ricette lontane dalla sensibilità italiana. Non è, insomma, “il nostro” espresso.
La sfida per il futuro: maggiore dialogo tra differenti culture
A dividere le preferenze non sono soltanto gusto e tecnica, ma anche abitudine, diffidenza e un certo orgoglio nazionale, particolarmente forte quando si parla di cibo. Negli ultimi anni, tuttavia, globalizzazione, catene internazionali americane giunte in Europa e torrefazioni italiane presenti all’estero stanno cambiando il panorama. Assaggiando preparazioni eseguite correttamente, consumatori italiani e americani scoprono che espresso e filtro non sono rivali. Sono linguaggi diversi della stessa materia prima. Una consapevolezza utile anche a valorizzare qualità, origine del chicco e sostenibilità dell’intera filiera.
Michele Sergio
Articolo pubblicato su Il Roma il giorno 01 settembre 2026
Foto creata con l’I.A.




